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ANJUMAN

Sezze, 29 novembre 2008                                                         Auditorium Marioi Costa

> Andrea De Carlo

Andrea De Carlo è nato a Milano, dove è anche cresciuto. Suo padre faceva l’architetto, la madre era una traduttrice. Il nonno paterno era siciliano, la nonna paterna cilena; dal lato materno invece i suoi erano piemontesi. Comincia a scrivere quando era al liceo, ma la faccenda è diventata più seria quando la madre per il suo diciottesimo compleanno gli regala una Lettera 22 portatile, rossa. Con quella ha scritto appunti, impressioni, racconti, lettere, due interi romanzi mai pubblicati, e infine i primi due romanzi pubblicati. Laureato in Storia moderna. (La storia, e le infinite storie che contiene, continua a interessarlo molto.) Ha girato un po’ il mondo, passando lunghi periodi negli Stati Uniti, in Australia, in Sud America e in diverse città europee. Quando ha finito il suo terzo romanzo, Treno di panna, gli è sembrato di avere finalmente trovato una sua voce di scrittore, così l’ha mandato ad alcuni editori (che non gli hanno risposto) e a Italo Calvino. A lui è piaciuto, e lo ha aiutato a pubblicarlo da Einaudi, scrivendo una bella quarta di copertina. L’anno dopo, a un premio letterario vinto con quel libro (oggi non partecipa più a premi letterari), ha conosciuto Federico Fellini. Diventati amici, e gli ha fatto da assistente nel film E la nave va. Verso la fine di quel lungo viaggio, ha girato un film/documentario dal titolo Le facce di Fellini (scomparso poi in circostanze misteriose). Ha collaborato anche con Michelangelo Antonioni, alla sceneggiatura di un film mai girato. Anni dopo, ha fatto la regia di Treno di panna, un film vagamente basato sul suo primo romanzo pubblicato. Tra le altre sue attività non letterarie ci sono la messa in scena insieme a Ludovico Einaudi dei balletti Time Out e Salgari (con il gruppo di danza ISO e Daniel Ezralov) e i cd di sue musiche Alcuni nomi (con il percussionista bengalese Arup Kanti Das) e Dentro Giro di vento. I suoi romanzi sono: Treno di panna, Uccelli da gabbia e da voliera, Macno, Yucatan, Due di due, Tecniche di seduzione, Arcodamore, Uto, Di noi tre, Nel momento, Pura vita, I veri nomi, Giro di vento, Mare delle verità, Durante. Sono tradotti in 21 paesi. Partecipa alla campagna di Greenpeace “Scrittori per le foreste”, e i suoi libri sono stampati su carta riciclata senza uso di cloro o su carta certificata FSC (che unisce fibre riciclate post-consumo e fibre vergini provenienti da buona gestione forestale e da fonti controllate). Per il momento la sua base è sulle colline nell’Italia centrale.

> Intervista tratta da "jazz Italia"

ADC: C'è musica anche nelle pagine di un romanzo: nel suono delle parole, nel ritmo della punteggiatura, nello sviluppo delle frasi, nella successione dei paragrafi. Poi c'è la musica dentro i romanzi, la musica che suonano i protagonisti, o che ascoltano alla radio, nella strada. Ma per me la musica è anche una vacanza dal mondo verbale della scrittura: forse per questo faccio canzoni senza parole, in cui le atmosfere, lo spirito, il racconto sono interamente ed esclusivamente affidati ai suoni.

LM: Oggi è possibile proporre i propri lavori anche saltando le tradizionali tappe imposte dall'industria discografica – penso al fenomeno di MySpace, ad esempio, grazie al quale molti artisti riescono a farsi conoscere dal pubblico. Non ti viene mai la tentazione di produrre un disco che viva di vita propria, non più legato alle tue produzioni letterarie?

ADC: Sì, in effetti sto pensando di registrare un disco che non abbia nessun legame, diretto o indiretto, con un mio libro. Ho già cominciato a lavorare ad alcuni nuovi pezzi, quando ne avrò abbastanza deciderò dove andare a registrarli. Mi piacerebbe un'atmosfera 'live', magari in uno dei piccoli teatri dove faccio i miei incontri, con un pubblico di miei lettori invitato per l'occasione.

LM: Parlaci dei musicisti che suonano con te nelle tue – troppo rare, Andrea, lasciatelo dire! - esibizioni dal vivo. Com'è nata la collaborazione con Arup Kanti Das?

ADC: Ho conosciuto Arup attraverso una comune amica che suona la viola. Stavo cercando un percussionista con cui registrare alcune musiche che avevo scritto, e lei mi ha detto che conosceva uno straordinario suonatore di tabla del Bengala Occidentale. Ci siamo incontrati a casa mia, abbiamo fatto una breve prova, e il giorno dopo siamo andati a registrare in un piccolo studio. Così è nato il cd "Alcuni nomi". C'è stata subito una comunicazione magnifica tra noi. Adesso siamo molto amici, e abbiamo suonato in tanti posti diversi, in Italia e all'estero. In diverse occasioni ha suonato con noi anche Phil Drummy, un fantastico polistrumentista australiano che passa con la più grande disinvoltura dal digeriddoo al sax ai flauti al santur, al sau.

LM: Hai pubblicato un CD dal titolo "Dentro Giro di Vento" (edito da Bompiani con un libretto contenente tuoi appunti e fotografie). Come hai realizzato questo disco, e quanto tempo hai impiegato per produrlo?

ADC: L'ho registrato a casa mia, in campagna, con la più semplice delle attrezzature: un paio di microfoni, un'interfaccia e un software sul mio computer portatile. La cosa bella è stato poterci lavorare in totale libertà di tempi, nell'arco di un paio di mesi, registrando io tutte le parti, con gli strumenti che avevo in casa. Se mi veniva un'idea nel mezzo della notte, scendevo nella stanza della musica, premevo un paio di tasti e mi mettevo a suonare. La campagna intorno garantiva il silenzio, interrotto solo ogni tanto dall'abbaiare del mio cane Uto.